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Pompe di calore: il mercato riparte ma l’Italia arranca nel residenziale

Pompe di calore: il mercato riparte ma l’Italia arranca nel residenziale

Le vendite tornano a crescere in Europa e l’Italia è il secondo mercato per volumi. L’elettrificazione del riscaldamento domestico con la sostituzione delle caldaie a gas procede però lentamente, frenata dal costo dell’elettricità, dall’investimento iniziale e dall’instabilità degli incentivi.

 

Il mercato italiano ed europeo delle pompe di calore mostra un quadro complessivamente favorevole alla diffusione della tecnologia, ma ancora fortemente dipendente dalle politiche pubbliche, dal rapporto tra il prezzo dell’elettricità e quello del gas e dalla capacità di ridurre l’investimento iniziale.

Il mercato europeo è tornato a crescere, mentre l’Italia presenta una diffusione elevata in termini assoluti, ma è ancora debole proprio nel segmento decisivo per l’elettrificazione strutturale del riscaldamento domestico: la sostituzione delle caldaie a gas con pompe di calore utilizzate come impianto principale.

 

Il mercato europeo torna a crescere
Dopo il forte sviluppo del 2021-2022 e due anni di contrazione, nel 2025 il mercato europeo delle pompe di calore ha registrato una ripresa. Nei 21 Paesi analizzati da Ehpa sono state vendute circa 2,9 milioni di unità domestiche, il 13% in più rispetto al 2024. Includendo le stime relative ad altri nove Paesi, il totale europeo arriva a circa 3,1 milioni di apparecchi.

La crescita è stata particolarmente sostenuta in Germania, dove le vendite sono aumentate di circa il 50-55%, ma anche in Danimarca e Repubblica Ceca. La Francia è sempre il primo mercato europeo per volumi, con circa 527mila unità vendute, seguita dall’Italia con 432mila e dalla Germania con 345mila.

Anche il parco installato ha raggiunto dimensioni significative. Nei 21 Paesi considerati sono presenti 29,3 milioni di pompe di calore, equivalenti in media al 13% delle famiglie. Francia e Italia possiedono i maggiori parchi installati, rispettivamente con circa 7 milioni e quasi 5 milioni di apparecchi.

La ripresa è stata trainata sia dalle pompe di calore aria-aria sia dalle aria-acqua, entrambe cresciute del 15%. Il dato conferma che la tecnologia sta conquistando quote crescenti del mercato del riscaldamento: nel 2025 le pompe di calore hanno rappresentato circa il 33% delle vendite complessive di sistemi per il riscaldamento degli ambienti, contro il 29% del 2024.

 

Italia, grande mercato ma nel residenziale è ancora debole
L’Italia è uno dei principali mercati europei, con vendite cresciute del 9% nel 2025 e quasi 5 milioni di apparecchi installati. Il dato complessivo nasconde però una composizione particolare.

La crescita è stata sostenuta soprattutto dalle pompe di calore a espansione diretta, dagli split reversibili, dai sistemi di media e grande taglia e dalle applicazioni commerciali e industriali. Nel 2025 le vendite di monosplit sono aumentate del 16%, quelle dei multisplit del 15% e quelle dei sistemi a flusso di refrigerante variabile del 12%.

Va detto però che è invece debole il segmento residenziale fino a 17 kW, in particolare quello delle pompe di calore aria-acqua e acqua-acqua destinate a sostituire direttamente le caldaie domestiche. La riduzione degli incentivi fiscali e la fase negativa delle nuove costruzioni e delle ristrutturazioni hanno rallentato questo comparto.

Molte abitazioni italiane possiedono apparecchi reversibili utilizzati prevalentemente per il raffrescamento: nel 2024 il 40,4% delle famiglie disponeva di un sistema capace sia di raffrescare sia di riscaldare.

Un maggiore utilizzo invernale degli split già installati potrebbe quindi ridurre i consumi di gas con investimenti aggiuntivi limitati. Questo contributo, tuttavia, non è sufficiente a determinare una sostituzione strutturale del gas e per modificare in profondità il mix energetico domestico occorre che le pompe di calore diventino più il sistema principale di riscaldamento delle abitazioni.

Il confronto con la Germania è indicativo. Nel nuovo costruito tedesco la pompa di calore è ormai la tecnologia dominante: viene utilizzata nel 69,4% delle abitazioni completate nel 2024 e nell’81% di quelle già autorizzate. Le installazioni realizzate tra il 2022 e il 2025 avrebbero inoltre evitato circa 1,3 miliardi di euro di importazioni di gas naturale liquefatto.

In Italia il contributo energetico delle pompe di calore è già consistente, ma non è ancora altrettanto visibile nella riduzione dei consumi domestici di gas. La diffusione della tecnologia passa infatti attraverso più canali (climatizzazione reversibile, terziario, applicazioni industriali e sistemi di grande taglia) senza concentrarsi ancora sulla sostituzione delle caldaie nelle abitazioni.

 

Le prospettive dell’elettrificazione del riscaldamento
Le prospettive di medio periodo restano positive e secondo la Iea, con le sole misure già in vigore le vendite mondiali di pompe di calore per gli edifici potrebbero crescere dell’80% entro il 2035 rispetto ai 108 GW di capacità venduti nel 2025.

Considerando anche gli impegni politici annunciati e le misure in preparazione avanzata, il mercato potrebbe più che raddoppiare e le pompe di calore potrebbero soddisfare circa il 20% della domanda mondiale di riscaldamento degli ambienti.

In Europa, la Commissione indica un obiettivo di circa 4 milioni di pompe di calore vendute ogni anno entro il 2030. La capacità produttiva europea sarebbe però già potenzialmente in grado di raggiungere gli 8 milioni di unità annue. Il limite non appare quindi prettamente industriale, ma legato alla domanda, alla regolazione e alla convenienza economica per gli utilizzatori finali.

Anche l’Italia dispone di una filiera industriale rilevante, poiché è seconda in Europa per valore della produzione allargata, con circa 5,3 miliardi di euro e 107mila occupati. Il Paese non è dunque in ritardo sul piano tecnologico e produttivo, quanto piuttosto sulle condizioni economiche e regolatorie necessarie a rendere le pompe di calore la scelta ordinaria nella sostituzione degli impianti.

L’elettrificazione del riscaldamento offre inoltre benefici che vanno oltre la riduzione delle emissioni. Le pompe di calore già installate nei principali mercati europei eviterebbero ogni anno circa 25 mld mc di importazioni di gas, con un risparmio stimato in 9,7 mld €.

Per le famiglie italiane la convenienza potenziale è rilevante. Secondo le stime di Concito, una pompa di calore aria-acqua potrebbe ridurre la spesa per il riscaldamento di circa 888-930 euro l’anno rispetto a una caldaia a gas. Un vantaggio effettivo che però dipende dalle caratteristiche dell’edificio, dal fabbisogno termico, dal rendimento dell’impianto e, soprattutto, dall’andamento dei prezzi dell’elettricità e del gas.

 

L’ostacolo dell’elevato prezzo dell’elettricità
Il primo ostacolo alla diffusione delle pompe di calore è il rapporto tra il prezzo dell’elettricità e quello del gas.

Le pompe di calore sono da tre a cinque volte più efficienti delle caldaie, ma questa maggiore efficienza può essere in parte vanificata quando l’elettricità costa troppo rispetto al combustibile fossile.

Secondo diversi studi, la tecnologia diventa generalmente competitiva quando il prezzo dell’elettricità non supera di oltre due volte quello del gas. In Italia il rapporto viene stimato tra 2,7 e 3,5, a seconda delle fonti e delle metodologie utilizzate. In Germania è intorno a 3,4, mentre nel Regno Unito sfiora 4.

Nei Paesi nordici, dove il rapporto è molto più favorevole, la penetrazione delle pompe di calore è invece nettamente superiore.

Questa distorsione dipende anche dalla fiscalità energetica. In molti Stati europei l’elettricità sopporta tasse e oneri da tre a sette volte superiori rispetto al gas. Una parte consistente dei costi delle reti e delle politiche energetiche viene infatti caricata sulle bollette elettriche, mentre il gas continua a beneficiare di una tassazione relativamente più favorevole.

Il risultato è che una tecnologia molto più efficiente può faticare a tradurre il proprio vantaggio energetico in un risparmio economico sufficientemente chiaro e immediato per le famiglie.

 

La barriera dell’investimento iniziale
Il secondo ostacolo è rappresentato dal costo iniziale: una pompa di calore installata può costare mediamente circa 12.870 euro, contro circa 4.350 euro per una caldaia a gas. Inoltre, in Europa i costi di installazione possono essere pari o persino superiori a quelli dell’apparecchiatura.

La maggiore convenienza nei costi di esercizio non è quindi sempre sufficiente a convincere le famiglie, soprattutto quando devono sostenere immediatamente un investimento elevato.

Secondo le stime riportate, un incentivo medio di circa 4.500 euro potrebbe ridurre il tempo di ritorno dell’investimento a circa 5 anni. Gli strumenti di sostegno dovrebbero però essere stabili, prevedibili e indirizzati in modo particolare alle famiglie con minore capacità finanziaria.

Accanto agli incentivi diretti potrebbero trovare spazio anche formule di finanziamento agevolato, garanzie pubbliche, leasing sociale e meccanismi che consentano di ripagare l’investimento attraverso i risparmi ottenuti in bolletta.

 

L’instabilità delle politiche che frena la domanda
Un terzo ostacolo è l’instabilità delle politiche pubbliche. Il mercato europeo ha mostrato una forte sensibilità ai cambiamenti degli incentivi. Riduzioni improvvise, modifiche normative e annunci contraddittori inducono famiglie, installatori e produttori a rinviare gli investimenti.

Il caso italiano, con l’indebolimento del segmento residenziale seguito alla riduzione delle detrazioni fiscali, ne rappresenta un esempio.

La stabilità delle politiche è necessaria anche per consentire ai produttori di programmare gli investimenti, agli installatori di rafforzare competenze e strutture e alla filiera di sviluppare una capacità adeguata alla crescita attesa della domanda.

Incidono inoltre la debolezza del settore edilizio, la complessità degli interventi negli edifici esistenti, la possibile necessità di adeguare impianti ed emettitori, i tempi per le connessioni elettriche, le procedure amministrative e la disponibilità di installatori qualificati a causa di una carente formazione nel comparto.

 

Le condizioni per accelerare il mercato
In conclusione, le prospettive del mercato dipenderanno soprattutto da quattro condizioni: ridurre il divario di prezzo tra elettricità e gas, garantire incentivi stabili e selettivi, sviluppare strumenti finanziari capaci di abbattere la barriera dell’investimento iniziale e semplificare l’installazione negli edifici esistenti.

Senza questi interventi, le pompe di calore continueranno probabilmente a crescere, ma in modo prevalentemente incrementale e con forti differenze tra tecnologie, segmenti di mercato e Paesi.

Con una politica coerente su prezzi energetici, fiscalità, incentivi e riqualificazione degli edifici, potrebbero invece diventare il principale motore dell’elettrificazione del riscaldamento residenziale e della riduzione strutturale dei consumi di gas.

 

Articolo realizzato in collaborazione con QualEnergia.it

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06/08/2026

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