In occasione della Giornata Internazionale del Mar Mediterraneo, KEY – The Energy Transition Expo approfondisce con AERO il potenziale dell’eolico offshore galleggiante come nuova opportunità industriale per l’Italia e per l’intera area mediterranea.
Ne parliamo con Fulvio Mamone Capria, Presidente di AERO, per comprendere come costruire una filiera mediterranea dell’eolico offshore e come il dialogo tra imprese, porti, istituzioni e investitori possa trasformare questo potenziale in progetti concreti.
Perché il Mediterraneo rappresenta oggi un’area strategica per lo sviluppo dell’eolico offshore e quale ruolo può assumere l’Italia in questo scenario?
Il Mediterraneo è il prossimo mercato strategico europeo per le energie rinnovabili dal mare. Oggi l'Italia sconta una forte dipendenza energetica dall'estero, legata all'importazione di elettricità e gas che espone il Paese a vulnerabilità geopolitiche e prezzi elevati. In questo quadro, l'eolico offshore, in particolare nei mari del Mezzogiorno, offre una risorsa abbondante e costante, producendo di più nei mesi invernali e nelle ore serali, andando ad integrare perfettamente il fotovoltaico proprio quando il sistema elettrico nazionale ne ha più bisogno.
L’Italia, grazie alla lunghezza delle sue coste e ai regimi di vento, ha l’opportunità di diventare il baricentro industriale e logistico dell'eolico flottante nel Mediterraneo. Lo sviluppo dei soli 3,8 GW previsti dal FER2 eviterebbe il 23,5% dell'import elettrico e 2 miliardi di metri cubi di gas all'anno, aprendo la strada al traguardo dei 20 GW al 2050.
In che modo i porti possono trasformarsi in hub industriali per l’assemblaggio, l’installazione, la logistica e la manutenzione degli impianti offshore?
Dietro una turbina offshore non c'è solo produzione di energia, ma una complessa e monumentale catena del valore. Per la tecnologia dell'eolico offshore, i porti non sono più semplici banchine di transito, ma veri e propri stabilimenti di produzione a cielo aperto.
I porti industriali devono essere riconvertiti per accogliere la cantieristica navalmeccanica, le attività di assemblaggio dei grandi aerogeneratori (con altezze tipiche fino a 250 metri) e la logistica pesante delle piattaforme. Questa trasformazione consente di centralizzare sul posto la produzione di componenti in acciaio, cemento e carpenteria, gestendo da un unico hub portuale sia la fase di installazione in mare aperto sia i successivi trent'anni di manutenzione specializzata e logistica marittima, creando così un distretto industriale integrato e permanente.
Quali investimenti, infrastrutture e competenze servono per rendere i porti italiani competitivi nello sviluppo dell’eolico offshore galleggiante?
La tecnologia galleggiante richiede che le profondità dei nostri mari siano assecondate da infrastrutture portuali dotate di caratteristiche eccezionali: ampi spazi di stoccaggio a terra, banchine ad altissima portata, pescaggi profondi e gru per il sollevamento pesante. È fondamentale un piano specifico per i porti dedicati alle rinnovabili marine, complementare alle risorse già stanziate dal MASE, per riqualificare e dotare di nuova funzionalità logistica i poli strategici del Mezzogiorno e del Paese, come Augusta, Taranto, Brindisi e Civitavecchia.
Sul fronte delle competenze, serve investire nella formazione di nuove figure tecniche: ingegneri navali ed elettrici, operai specializzati nella costruzione delle piattaforme e tecnici di manutenzione. Questo processo permetterà inoltre di attuare un piano occupazionale strategico per riconvertire e salvaguardare i lavoratori provenienti da poli industriali o cantieristici tradizionali attualmente in crisi.
È possibile costruire una filiera mediterranea dell’eolico offshore, collegando porti, cantieristica, industria, operatori energetici e centri di ricerca dei diversi Paesi?
Non solo è possibile, ma è industrialmente ed economicamente indispensabile. L'eolico offshore ha una capacità di attivazione economica straordinaria: ogni euro investito ne attiva circa tre nell'economia del Paese. Una filiera integrata permette di connettere le eccellenze manifatturiere italiane (meccanica, componentistica elettrica, cavi, lavorazioni in acciaio e cemento) con i centri di ricerca d'avanguardia e gli operatori energetici.
Creare una rete collaborativa nel bacino del Mediterraneo impedisce che la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili si traduca in una nuova dipendenza tecnologica da mercati extra-europei. L’Italia dispone già della base industriale e delle competenze necessarie; la vera sfida ora è connettere stabilmente questi nodi per anticipare i competitor internazionali.
Come possono KEY – The Energy Transition Expo e AERO favorire il dialogo tra imprese, porti, istituzioni e investitori per trasformare il potenziale del Mediterraneo in progetti concreti?
Il fattore determinante per il successo di questo comparto è la velocità decisionale. In un momento storico in cui il tempo dell'attesa è finito e ogni ritardo si traduce in una perdita di competitività e investimenti a favore di altri mercati, la sinergia tra la piattaforma espositiva di KEY e l'azione istituzionale di AERO diventa strategica.
- AERO agisce come catalizzatore politico e scientifico, fornendo dati quantitativi e qualitativi rigorosi (come lo studio condotto con Intesa Sanpaolo, i Politecnici di Torino e Bari, Prometeia e Owemes) per dimostrare alle istituzioni e ai territori i benefici sistemici della filiera dell'eolico offshore e per accelerare l'iter regolatorio e la pianificazione portuale.
- KEY – The Energy Transition Expo rappresenta la perfetta "arena di mercato" in cui questi dati si trasformano in accordi commerciali. Permette l'incontro fisico tra sviluppatori energetici, autorità portuali, investitori finanziari e l’eccellenza della filiera manifatturiera.
Insieme, AERO e KEY offrono al Paese lo spazio e la visione per superare la frammentazione, allineare la politica industriale alle esigenze degli operatori e trasformare le simulazioni di sistema in cantieri reali nel nostro mare.
Fonti e approfondimenti: consulta la brochure.
Articolo realizzato in collaborazione con AERO – Associazione delle Energie Rinnovabili Offshore
PUBBLICAZIONE
06/07/2026